Rosemary

Autore: Alice Rivers
La piccola Rosemary trova nei suoi sogni un nuovo amico, il quale la aiuterà ad affrontare le avversità della vita.

C’era una volta una bambina con lunghissimi capelli neri sempre raccolti in una treccia, occhi scuri ed un corpicino esile. Il suo nome era Rosemary, e la sua famiglia non era esattamente benestante, nonostante i suoi genitori provassero in ogni modo a donarle tutto ciò che potevano. Infatti, con quel poco che aveva, nella sua cameretta riusciva a passare intere giornate vagando con la fantasia, costruendo mondi e creando avventure. Una volta, nel corso di un solo pomeriggio era riuscita ad essere un pirata, un astronauta ed una temibilissima spia. Questo era il luogo dove si sentiva bene, dove sapeva di poter essere tutto ciò che voleva…
A scuola invece aveva alcune difficoltà, soprattutto con alcuni compagni che si divertivano a prenderla in giro per i suoi modi di fare, molto diversi da quelli tipici degli altri bambini. Quando questo succedeva, Rosemary tendeva a scappare nei suoi mondi mentali, dove restava quanto più a lungo possibile.
Una notte, mentre dormiva abbracciata dal calore delle sue coperte, fu svegliata da un piccolo cigolio, come il suono di una porta che si apre. Lentamente abbassò il piumone appena sotto il naso. Il suo sguardo iniziò a vagare per la stanza, fino a quando cadde sullo sportello socchiuso del suo armadio. Rosemary era una bambina molto coraggiosa, infatti la prima cosa che fece fu alzarsi leggermente inclinando la testa per poter avere una migliore visuale. Pochi secondi dopo, un movimento all’interno dell’armadio rese visibile una lama affilata che brillava colpita da un raggio di luna. La bambina saltò di scatto giù dal letto ed iniziò a correre, sbattendo la porta della sua cameretta. Appena uscita girò verso le scale, scivolando sul lungo tappeto che occupava l’intero corridoio. Si rialzò subito per ricominciare a correre e, arrivata a pochi passi dal primo gradino, fu bloccata da un’enorme ombra. Questa non aveva una vera e propria faccia, ma Rosemary riconobbe comunque una sorta di espressione di aggressività tale che la fece cadere all’indietro, e finì seduta in terra. La figura scura, protendendosi verso di lei, espose una serie di artigli dalla sua mano. La bambina girò la testa coprendosi con un braccio, per il resto bloccata a terra dalla paura. Fu in quel momento che sentì qualcosa arrivare da dietro di lei molto velocemente e a questo seguirono subito i suoni di una intenso ma breve combattimento. Tremante, Rosemary abbassò il braccio per guardare di fronte a sé. Mai si sarebbe aspettata l’immagine che le si presentò davanti: una grandissima mantide con delle falci al posto delle zampe anteriori, ora rivolte verso il basso in attesa, e con un sorriso gentile sul viso. La bambina si alzò tremante, squadrando l’essere che le si presentava davanti. Dopo qualche attimo di attesa decise di prendere coraggio, si sistemò il pigiama, si schiarì la voce e disse: “ciao”. “Ciao” rispose l’altro. La voce aveva un suono molto accogliente e melodioso, il quale la rilassò ulteriormente.
“Chi sei?” chiese.
“Ho molti nomi, ma puoi chiamarmi Danny.”
La bambina sorrise abbassando lo sguardo e grattandosi il retro della nuca: “ah, capisco… io ho un nome solo invece, Rosemary.”
“Lo trovo un nome bellissimo.”
La bambina rialzò lo sguardo con un sorriso ancora più grande: “Grazie! Anche il tuo mi piace molto!”
E dopo una piccola pausa proseguì: “E grazie anche per avermi aiutato. Ma perché ti trovavi nel mio armadio? Mi hai spaventato…”
“Mi dispiace, non era mia intenzione. Volevo solo aiutarti, ed ero nel tuo armadio appunto per quello. Sei tu ad avermi chiamato, io aiuto i bambini in difficoltà. Se tu lo vorrai, resterò volentieri accanto a te.”
La bambina dentro di sé si sentì esplodere di felicità: era la prima volta nella sua vita che qualcuno le diceva di volerle stare accanto e tutto d’un tratto, per un momento, smise di sentirsi sola. Esteriormente cercò di mantenersi impassibile e, facendo finta di pensarci, accarezzandosi il mento disse: “Mh… ci devo pensare un secondo. Sì, sì! Penso che sia una buona idea!”
Danny sorrise. “Molto bene. Se mai ti troverai di nuovo in difficoltà non dovrai fare altro che concentrarti sulla mia immagine o sul ricordo che hai di me e poi chiamare il mio nome con quanta più emozione possibile. Come mi chiamo?”
“Danny”
“Perfetto. Ora fai una prova.”
La bambina chiuse gli occhi, strinse i pugni ed iniziò a concentrarsi tantissimo, quasi trattenendo il respiro. Alla fine esclamò: “Danny!”
“Molto bene, la prossima volta però potrai anche continuare a respirare, sono abbastanza sicuro che ti serva farlo per vivere.”
Rosemary annuì seria. La mantide gigante proseguì: “Io arriverò subito quando sarai in pericolo. Inoltre, se ti fa piacere, mi piacerebbe anche giocare con te ogni tanto. Posso venire a trovarti nei tuoi sogni? Posso renderli ancora più avventurosi.”
La bambina sorrise di nuovo: “sì sì, mi piacerebbe molto!”
“Molto bene. Allora adesso svegliati.”
“Come?!”
“Svegliati.”

La bambina si ritrovò sdraiata nel letto, con le prime luci dell’alba che entravano dalle sottili fessure nelle persiane che coprivano la finestra. “Non può essere stato solo un sogno” pensò. Bussarono alla porta: “Rosemary, svegliati! È l’ora di andare a scuola”
“Sì mamma, sono già sveglia, arrivo!”
La bambina si alzò dal letto, mentre ripercorreva con la mente tutti i ricordi della nottata e le parole di Danny risuonavano nella sua mente. Una volta vestita si avvicinò alla porta, ma prima che potesse uscire la sua attenzione fu attratta dall’armadio. Iniziò ad avvicinarvisi lentamente, trattenendo il respiro, un passo dopo l’altro. E, prendendo coraggio mentre sfiorava il legno con la punta delle sue dita, si avvicinò ulteriormente ed aprì lo sportello. Niente. Solo vestiti e qualche scatolina, le solite cose. “Peccato” pensò, “speravo di poterlo già rivedere.” Si rigirò e scese le scale, pronta per una nuova giornata di scuola.

Una mattina erano quasi le 11 e, come di consueto, suonò la campanella dell’intervallo. I bambini erano tutti in cortile: chi correva, chi raccontava ai compagni dei propri giocattoli, e poi c’era Rosemary, che seduta sul marciapiede mangiava il suo panino. All’improvviso una mano comparve nel suo campo visivo, afferrò la sua merenda e, con uno strattone, la sfilò dalla sua presa. Un bambino davanti a lei diede un morso al panino e poi le disse con un sorriso: “grazie, avevo proprio fame”. Subito dopo qualcun altro le diede una spinta da dietro che la fece cadere di faccia in terra e il bambino con il panino iniziò a correre verso il retro della scuola. Rosemary si alzò di scatto e, inseguendolo, urlò: “smettila, ridammelo!” Non appena si ritrovò abbastanza coperta dalle mura dell’edificio, il bullo si fermò girandosi a guardarla, e gli altri bambini che la stavano seguendo iniziarono a correrle in contro. La bambina, piangendo, si rannicchiò coprendosi la testa con le braccia e, con tutto il fiato che aveva in corpo, urlò: “DANNY!” Seguirono una serie di rumori incomprensibili e poi il silenzio.

Rosemary lentamente abbassò le braccia per guardarsi intorno: i bambini che le si stavano avvicinando erano tutti in terra, inciampati nelle stringhe delle loro stesse scarpe che a quanto pare si erano slacciate, mentre, poco distanti da lei, vide un paio di forbici che sembravano essere cascate da una delle finestre delle aule sopra di lei. O per lo meno questa era la spiegazione più plausibile che si era data. Le prese e puntandole verso l’unico altro bambino rimasto in piedi disse: “grazie, avevo proprio fame.” Questo, ancora sconvolto dalla sequenza di eventi si avvicinò e le ridiede il panino: “scusa, calmati… non ti darò più fastidio, ok? Ora me ne vado.” E si allontanò continuando a fissarla, ed aiutando poi i suoi amici a rialzarsi. A questo punto Rosemary si sedette, si mise le forbici in tasca e cercò di calmarsi, piangendo e ringraziando il suo protettore.

Una volta a casa la bambina corse subito verso la sua camera ed appoggiò il paio di forbici sul comodino. Giocò quanto più possibile per stancarsi velocemente e poi andò a letto: non vedeva l’ora di rincontrarsi con Danny.

“Ti avevo detto che sarei arrivato subito.” Rosemary si alzò di scatto sul letto e gli corse in contro, abbracciandolo. Con il volto rigato di lacrime lo ringraziò ancora. “Sei protetta adesso e ti insegnerò come potrai fare a proteggerti anche da sola. Ti basterà ricordarti di me.” “Sì sì, lo farò” rispose la bambina.
“Che ne dici di giocare un po’ adesso? Prima stavi facendo il pirata, giusto?” La bambina annuì con la testa. “Benissimo.” Danny alzò una falce per spingere la finestra in modo tale da aprirla. A Rosemary si fermò il respirò dallo stupore e dalla meraviglia. Davanti a lei un gigantesco galeone galleggiava sull’oceano, il quale adesso sostituiva l’intera città, e, mentre un gabbiano si poggiava sul davanzale Danny disse: “allora partiamo.”

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